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SEZIONE ARCHEOLOGICA



Le collezioni archeologiche si possono dividere in tre grandi nuclei: la raccolta preistorica, la raccolta egittologia e la raccolta di archeologia classica.

L’interesse di Calderini rivolto soprattutto alla natura e alle materie propriamente naturalistiche relegherà i reperti archeologici ad un ruolo secondario, tuttavia gli oggetti donati sono numerosi e di peculiare importanza.


La sezione egittologica rende assai pregevoli le raccolte dellistituzione museale varallese. Costituita da reperti organici e manufatti giunti nella seconda metà del XIX secolo, consta di circa cento pezzi: all’interno del primo gruppo è possibile individuare porzioni di mummie umane – particolarmente significative sono tre teste delle quali una presenta ancora tracce di foglia doro – e animali quali un gatto , un babbuino e piccoli coccodrilli disidratati, mentre il secondo è invece costituito da statuette funerarie in ceramica o in bronzo, collane con amuleti e frammenti di sarcofago in legno e in cartonnage.
 


L’archeologia classica è rappresentata da una raccolta di 73 oggetti tra cui vasi in ceramica a vernice nera (tra il VI-IV secolo a.C. e la metà del I secolo a.C.), e vasi figurati a figure rosse nere. Il pezzo più importante ed interessante dell’intera collezione è un’anfora facente parte della produzione del Pittore di Fineo (540-520 a.C.), una delle personalità più rilevanti nell’ambito della ceramica calcidese della Magna Grecia. Trovano inoltre posto anfore, lucerne, balsamari e oggetti vari in metallo, impiegati nelle attività domestiche e produttive, come cucchiai e fibule. Particolarmente significativa è la presenza nella collezione di uno dei pochi esemplari integri ed attualmente noti di compasso in bronzo.

Nella collezione archeologica del Museo è poi presente un cospicuo numero di oggetti in bronzo appartenenti alla cultura di Golasecca (IX – IV secolo a.C.), tutti provenienti dal Monte di Santa Maria di Vanzone (Borgosesia).

Eccezionale l’ampolla di San Mena, vasetto devozionale in terracotta usato nei pellegrinaggi ai sepolcri dei martiri; Mena fu soldato egiziano vissuto tra il III e il IV secolo d.C. che subì il martirio durante la persecuzione di Diocleziano. Famoso soprattutto per i suoi miracoli, fu oggetto di intensa devozione.
 


Tra i reperti di archeologia dell’Età del Bronzo particolare rilievo assume “collezione delle principali cose che dagli studiosi si scopersero in questi tempi nelle Terremare dell’Emilia”, donata dal cav. Avv. Arsenio Crespellani, membro allora (1880) della Società Italiana di Scienze Naturali e della Società Storica Lombarda. Le Terremare erano antichi villaggi della media e recente età del bronzo (ca 1650-1150 a.C.), caratteristici dell’Emilia e delle zone di bassa pianura della provincia di Cremona, Mantova (Alto Mantovano) e Verona. Furono lespressione dellattività commerciale delletà del bronzo, in quanto costituite da insediamenti disposti lungo una via che attraversava le Alpi dalla Val Canonica e giungeva alle sponde del Po, e funzionando quindi da depositi e punti di partenza per le merci dirette verso il Mar Mediterraneo orientale, il Mar Egeo, Creta, lAsia Minore, la Siria, lEgitto.