it | en | fr |
  • La collezione

    Remogna

COLLEZIONE REMOGNA



Tre sale ospitano gli allestimenti dedicati alla collezione Remogna, donata al museo dal medico borgosesiano Mario Remogna tra il 2002 e il 2013: la raccolta annovera centocinque pezzi, tra dipinti, sculture, suppellettili liturgiche, mobili, un piccolo corpus di grafica e oggetti riconducibili all’ambito delle arti decorative.

La prestigiosa collezione, costituita a partire dagli anni venti del Novecento dal padre del donatore, il medico Giovanni Remogna (1893-1970), raccoglie opere comprese tra il XV e il XIX secolo: la mandorla lignea con la Madonna con il Bambino (1450-1460 circa), che ricorda gli stilemi della bottega di Baldino da Surso, e la tavoletta con il Cristo in Pietà (1480-1485), ) di un artista lombardo-piemontese vicino ai modi di Giovanni Martino Spanzotti, sono gli esemplari più antichi.
Tra i capolavori esposti ci sono le due grandi tele con il Sacrificio di Isacco (1585-1590 circa) e la Strage degli Innocenti (1605-1610) del pittore emiliano Camillo Procaccini, la tela con la Caduta di san Paolo (1605-1610 circa) di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo.
 






Il prezioso dipinto con San Francesco d’Assisi in preghiera sulla Verna (1613-1614 circa) di Tanzio da Varallo.

L’imponente Ritratto di Alessandro Zanchi (1646-1656 circa), del pittore di Crema Gian Giacomo Inchiocco detto il Barbelli e una pala d’altare di Giambettino Cignaroli, tra gli artisti più significativi del Settecento veronese.
 




Il Seicento valsesiano è presente in collezione con quattro dipinti su tela riferiti al pittore di Campertogno Pier Francesco Gianoli, della generazione successiva a Tanzio; la scultura è rappresentata da alcuni esemplari lignei del XVII secolo, in gran parte riconducibili all’ambito valsesiano, mentre la pittura di Ottocento e Novecento affronta i temi prediletti del paesaggio e della ritrattistica ( Veduta del Monte Rosa alla estremità della Valle Sesia).


La raccolta vanta infine un prezioso assortimento di maioliche, tra cui un nucleo di orcioli, fiasche e albarelli, datati tra il XVIII e il XIX secolo e provenienti dall’antica farmacia Campi di Crevacuore rilevata dal bisnonno del donatore.