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  • Pittura di paesaggio

    Ottocento

L’OTTOCENTO E LA PITTURA DI PAESAGGIO





Al secondo piano sono ospitate le collezioni dell’Ottocento valsesiano, che comprendono ritratti, scene di genere, paesaggi e alcuni pezzi plastici.


Il percorso si apre con Giovanni Avondo (1763 - 1830), ultimo erede della tradizione decorativa settecentesca valsesiana, succeduto nel 1799 a Rocco Orgiazzi come Professore alla Scuola di Disegno di Varallo, presso la quale si formarono alcuni tra i più interessanti pittori locali.
 



Tra questi vanno ricordati i pittori Giuseppe Mazzola (1748 - 1838) e Michele Cusa (1799 - 1872), esponenti del nascente gusto neoclassico, l’artista Pier Celestino Gilardi (1837 - 1905), noto principalmente per le scene di genere, e gli incisori Silvestro Pianazzi (1807 - 1847) e Lorenzo Metalli (1809 - 1847), che lavorarono al servizio del Re come illustratori per la Reale Galleria di Torino illustrata dal Marchese d’Azeglio (1836).

Giulio Arienta (1826 - 1900) ed Emilio Contini (1876 - 1960) vanno ricordati in particolare per il ruolo di primi conservatori delle collezioni della Pinacoteca e per l’attenzione rivolta alla tutela.

Nel percorso espositivo trova spazio la pittura di paesaggio, tema rilevante nell’Ottocento; le vedute in collezione trascendono l’intento naturalistico e privilegiano un’atmosfera intimista, secondo un’attitudine ricorrente nella pittura piemontese. A questa tendenza verista, che trova il suo capostipite nel pittore Antonio Fontanesi (1818 - 1882), si possono ascrivere i torinesi Carlo Pollonera (1849 – 1923), Marco Calderini (1850 - 1941) e Lorenzo Delleani (1809 - 1847), suoi allievi, e i valsesiani Eugenio Rappa (1886 - 1959) e Camillo Verno (1870 - 1942).

Il tema della scultura è rappresentato da una selezione della ricca gipsoteca conservata presso il museo: è esposto un nucleo di pezzi, opere dei valsesiani Giacomo Ginotti (1845 - 1897) e Casimiro Debiaggi (1855 - 1939).