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    Settecento

IL SEICENTO E IL SETTECENTO



Le sale che ospitano le collezioni di Seicento e Settecento conservano dipinti, sculture e arredi provenienti da chiese della Valsesia e dalla collezione dei marchesi d’Adda, famiglia milanese imparentatasi nel 1554 con quella degli Scarognino, che divenne così la più importante di Varallo.


La sezione si apre con una selezione di opere del pittore di Campertogno Pier Francesco Gianoli (1624-1690), protagonista del Seicento valsesiano memore della lezione di Tanzio da Varallo. La Crocifissione (1675-1690 circa) e i teloni con Atti e incombenze della Confraternita di Santa Marta (1668 circa) provengono dall’omonima chiesa di Varallo, atterrata nel 1931, mentre le tele con la Trasfigurazione di Cristo, San Gottardo e San Gaudenzio (1658-1659 circa) facevano parte del polittico licenziato dal pittore per la cappella dell’antico Ospedale varallese della Santissima Trinità, fondato nel 1556 dal parroco di Varallo don Giuseppe Maio.


Fu Gianoli a realizzare gli affreschi che decoravano le pareti della cappella di Sant’Anna al Sacro Monte varallese, dalla quale proviene il gruppo plastico in terracotta policroma con Sant’Anna, la Vergine e il Bambino, opera dello scultore varallese Gaudenzio Sceti (1617-1698) datato, come le pitture andate perdute, tra il 1655 e il 1656.
 


Risale alla metà del XVII secolo la scultura in legno dipinto e dorato di raffinata manifattura valsesiana che raffigura San Gottardo vescovo, un altro pezzo appartenente in origine all’antico Ospedale cittadino.

All’interno del percorso espositivo si svelano poi gli affreschi con la Visione di Papa Onorio III dei pittori bergamaschi Giuseppe (1609-1669) e Giovanni Stefano (1612-1690) Danedi detti Montalti, frammenti della decorazione di una cappella situata sulla salita del convento di Santa Maria delle Grazie a Varallo, abbattuta nel 1889.

Più tardi sono i dipinti riferiti a Giovanni Antonio De Groot (1664-1712), artista olandese di adozione valsesiana attivo anche in Lombardia: la Madonna del Carmine, già nell’Oratorio di Oro a Boccioleto, per il quale il maestro ricevette il pagamento nel 1710, e le due tele ovali provenienti da Palazzo d’Adda con la Fuga in Egitto e una Scena di battesimo. Al pittore di Agnona Giuseppe Antonio Pianca (1703 - post 1762) appartiene il raffinato Paesaggio bucolico.

Di recente donazione è la tela di autore ignoto con la Presentazione della Vergine al Tempio, opera seicentesca di probabile provenienza veronese, attualmente in corso di studio. La grande Natura morta, opera della fine del XVII secolo, attribuita al pittore Nicolas van Houbraken (circa 1660-1723), nato a Messina da famiglia fiamminga, rivela un debito nei confronti della cultura figurativa toscana, in particolare della tradizione pittorica discendente dall’artista Jacopo Chimenti detto l’Empoli.

A tale maestro fu riferita un’altra natura morta esposta, l’Interno di cucina con selvaggina, pesci e frutta, riconducibile ad un artista lombardo di inizio Seicento che sembra risentire dell’influenza della pittura spagnola. L’opera appartiene alle raccolte provenienti da Palazzo d’Adda, venduto nel 1935 al Comune dall’ultima discendente, la principessa Laura Boncompagni Ludovisi.
 


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