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    Seicento

TANZIO DA VARALLO E IL SEICENTO


Il salone dedicato ad Antonio d’Enrico detto Tanzio da Varallo (circa 15821633), il più importante pittore valsesiano del XVII secolo, e alla pittura del Seicento, si presenta come una suggestiva “stanza nella stanza”. Alla sua pittura introducono i due Angeli in preghiera del più anziano fratello Melchiorre ( circa 1570/1575 - post 1614) e l’Annunciazione (1613) di ambito vicino ad Antonio, insieme ad un’altra tela del medesimo soggetto licenziata dal nipote Melchiorre il Giovane (1585/1590 - post 1620).
Di ambito valsesiano e testimoni di un vivace gusto narrativo sono i bassorilievi con i Misteri del Rosario, in legno intagliato, dipinto e parzialmente dorato, databili alla prima metà del Seicento.
 


La pittura di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571-1610) e la sua lezione del vero si riconoscono nelle opere realizzate da Tanzio al rientro in Valsesia (1616 circa): il Sant’Antonio da Padova ed il David con la testa di Golia (circa 1616).

Nell’altro, celeberrimo David (1623-1625), Tanzio si riappropria della cultura lombarda accostandosi agli esiti degli artisti della corte borromaica.


Tra le opere più significative il bozzetto con Due angeli reggi corona per la pala di Lumellogno (post 1623) e dipinti degli anni trenta del Seicento: la Madonna con Bambino e i santi Francesco e San Carlo Borromeo, e il San Rocco, ex voto realizzato negli anni della peste manzoniana; nella piccola tavola con Il beato Giovanni Tavelli da Tossignano (secondo quarto del XVII secolo) è riconoscibile l’intervento di un collaboratore.
 


Ascrivibile al fratello di Tanzio, Giovanni d’Enrico (1559-1644), è la Testa di gentiluomo in terracotta, eseguita negli anni dell’impegno dei due artisti al cantiere del Sacro Monte (1616-1629).
Uno spazio della sala è riservato all’esposizione di un piccolo nucleo di disegni, in rappresentanza dell’inestimabile corpus grafico custodito dalla Pinacoteca.
Lungo il perimetro esterno del salone trovano posto altri dipinti: vicina alla cultura dei Sacri Monti è la tela con lo Sposalizio della Vergine (1641) di Luigi Reali, pittore fiorentino memore della lezione del lombardo Morazzone, mentre ascritta a un pittore caravaggesco, forse genovese è la tela che raffigura Erodiade con il carnefice.
 


Alla cultura milanese di pieno Seicento appartengono il San Mattia, attribuito a Daniele Crespi (1598 - 1630), il San Giacomo maggiore, ascritto a Carlo Francesco Nuvolone (1609-1662) e il bel Ritratto femminile di ambito di Francesco del Cairo (1607-1665). Dalla cerchia di Daniele Crespi proviene anche la tavoletta con l’Ecce Homo, arricchita da un’importante cornice scolpita.
Tra Lombardia e Piemonte è situabile il piccolo Martirio di San Maurizio, mentre la tela con la Strage degli Innocenti è opera di un anonimo artista lombardo e databile intorno al secondo quarto del XVII secolo.

Al medesimo contesto culturale appartiene la Deposizione di Gesù nel sepolcro, donata alla Pinacoteca nel 1852 dal parroco di Civiasco, don Luigi Ramellini.